Riforma delle pensioni: cosa sta succedendo

Gli Italiani da mesi fremono per sapere quale sarà il destino del loro futuro facendo calcoli sulla pensione per quanto riguarda gli importi e gli anni di contributi e l’età minima per il pensionamento. Intanto il governo continua a proporre cambiamenti che non si capisce bene fino a che punto possano andare o meno a favore dei lavoratori.
Proprio per i continui cambiamenti che la riforma subisce ormai c’è parecchia confusione in merito, perciò vediamo di fare chiarezza sugli attuali punti salienti di quest’ultima.
Attualmente una delle questioni principali sul tema delle pensioni è quella che riguarderebbe la pensione delle donne. E’ ormai noto infatti che l’Unione Europea abbia aperto una proceduta di infrazione nei confronti del nostro paese perché gli anni minimi di contributi per uomo e donna si differenziano di un anno. Gli uomini, infatti, al momento devono accumulare 42 anni e 3 mesi di contributi per andare in pensione mentre le donne 1 anno in meno.
L’UE ha invece richiesto che gli anni di contributi siano pari per entrambi i sessi.
Per risolvere il problema c’è chi spera che siano ridotti gli anni di contributi per gli uomini ma in realtà si teme che saranno le donne a pagarne le conseguenze. L’unica certezza che si ha al momento è quella che il governo non ha messo ancora bocca sulla possibile soluzione e che probabilmente questa non arriverà entro gennaio 2014 come richiesto.
Per quanto riguarda altre novità sulla riforma  delle pensioni si parla di una proposta di prepensionamento per alcune categorie di lavoratori.
Nel dettaglio il governo propone di mandare in pensione anticipata coloro che hanno compiuto 62 anni di età e che hanno perso il lavoro andando in cassa integrazione in deroga.
Praticamente l’idea del governo è quella di risparmiare sui costi della cassa integrazione in deroga mandando i disoccupati con i suddetti requisiti in pensione anticipatamente.
Insomma le proposte ci sono anche se non è ben chiaro a chi gioveranno… Non ci resta che attendere il verdetto.

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